In accordo con l’etimologia stessa del termine manifestoil testo che segue intende rendere visibili alcune intuizioni fondamentali, spiegare le conquiste teoriche e formulare linee guida.
Una tensione costitutiva del pensiero ebraico
La tradizione ebraica si basa su una tensione fondamentale tra due attributi divini: la giustizia ( דין / משפט ) e la misericordia ( רחמים / חסד ). Lungi dall’essere una contraddizione teologica, questa dualità è uno dei principi strutturanti della Bibbia ebraica, della letteratura rabbinica, della filosofia medievale e del misticismo cabalistico.
La domanda fondamentale è la seguente:
Come può un Dio perfettamente giusto essere infinitamente misericordioso?
Il pensiero ebraico non risolve questa tensione eliminando uno dei due poli. Al contrario, propone una dialettica dinamica in cui giustizia e misericordia si correggono a vicenda.
La giustizia garantisce l’ordine morale del mondo.
La misericordia garantisce la possibilità della sua continuità.
Senza giustizia, il mondo diventerebbe arbitrario.
Senza pietà, diventerebbe insopportabile.
Questa tensione non è solo teologica. È alla base di un’antropologia morale: la responsabilità umana, la possibilità di perdono e la struttura stessa della storia.
La Torah stabilisce la giustizia come principio centrale della vita umana e dell’ordine sociale.
» צדק צדק תרדוף «
*“Giustizia, giustizia perseguirai.”*¹
La ripetizione della parola צדק (giustizia) ne sottolinea il carattere assoluto. La giustizia non è solo una norma sociale; è un imperativo morale fondamentale.
Nella Genesi, lo stesso Abramo si rivolge a Dio: «
» «השופט כל הארץ לא יעשה משפט»
*“Il giudice di tutta la terra non farebbe forse giustizia?”*²
Questa domanda è notevole: presuppone che la giustizia divina sia comprensibile e coerente.
Il Talmud esprime la precisione del giudizio divino:
» הקב״ה מדקדק עם הצדיקים כחוט השערה «
*“Il Santo, sia benedetto, è esigente con i giusti come un capello.”*³
La giustizia divina implica quindi una responsabilità individuale assoluta.
Maimonide: la giustizia come struttura razionale.
Per Maimonide, gli attributi divini non descrivono emozioni, ma effetti osservabili nel mondo.
Nella “Guida dei smarriti” spiega che le ricompense e le punizioni corrispondono all’ordine razionale voluto da Dio⁴.
La giustizia divina non è una reazione emotiva. È l’espressione di una saggezza cosmica.
Così, nel pensiero razionalista ebraico, il giudizio divino corrisponde alla struttura ontologica del reale.
La Torah rivela esplicitamente la misericordia divina quando vengono proclamati i Tredici attributi divini:
⁵» ה׳ ה׳ אל רחום וחנון ארך אפים ורב חסד ואמת «
Dio viene descritto come:
➢ misericordioso
➢ compassionevole
➢ lento all’ira
➢ ricco di bontà.
Il Midrash esprime un’idea fondamentale: Dio voleva creare il mondo basandosi solo sulla giustizia. Vide però che il mondo non poteva sopravvivere. Così unì la misericordia alla giustizia.⁶
La misericordia diventa così la condizione che rende possibile l’esistenza.
Il significato profondo della parola רחמים
Il termine רחמים (raḥamim) deriva dalla radice .ר־ח־ם
Da essa derivano:
רחם — reḥem: l’utero
רחום — raḥoum: misericordioso
La misericordia ebraica è quindi concepita come una compassione materna, simile all’amore di una madre per il proprio figlio.
Come dice il Salmo:
» כְּרַחֵם אָב עַל בָנִים «
“*Come un padre ha compassione dei propri figli.*”⁷
La misericordia non è una semplice indulgenza: è una protezione vitale.
La tradizione ebraica supera l’opposizione tra giustizia e misericordia attraverso il concetto di teshuvah (pentimento).
Il Talmud afferma:
⁸» גדולה תשובה שזדונות נעשות לו כזכויות «
“Grande è il pentimento: le colpe si trasformano in meriti.”
La giustizia richiederebbe una punizione.
La misericordia offrirebbe il perdono.
La teshuvah trasforma la colpa stessa in fonte di elevazione.
Per il Rav Abraham Isaac Kook, la teshuvah è una forza cosmica di restaurazione.⁹
Permette al mondo di ritrovare il suo equilibrio morale.
La Kabbalah descrive queste forze nella struttura delle sefirot.
חסד — espansione, amore
גבורה — restrizione, rigore
תפארת — armonia
Nello Zohar, תפארת corrisponde a¹⁰. רחמים
La misericordia è quindi l’equilibrio tra amore e rigore.
Non è né debolezza né indulgenza sentimentale.
È armonia cosmica.
L’Akedah: nascita simbolica della misericordia.
L’episodio del sacrificio di Isacco rappresenta questa sintesi.
Abramo incarna .חס ד
Isacco incarna .גבורה
Lo Zohar spiega che il loro incontro produce .רחמי ם
L’ariete offerto al posto di Isacco simboleggia la trasformazione del giudizio in misericordia.
Così, l’Akedah segna la nascita storica di una teologia della compassione strutturata dalla giustizia.
L’ebraismo non considera questi attributi come puramente teologici.
Sono un esempio di etica.
Il Talmud insegna:
¹¹«Come Lui è misericordioso, così sii misericordioso anche tu»
“Proprio come Lui è misericordioso, sii misericordioso.”
Però, la Torah richiede anche una giustizia imparziale:
¹²«Non temete nessuno, perché il giudizio spetta a Dio» (
). L’etica ebraica si basa quindi su un equilibrio impegnativo:
➢ giustizia morale
➢ compassione attiva
➢ giustizia penale e misericordia.
La tradizione rabbinica illustra questo equilibrio nel diritto penale.
La Mishnah dice:
Un Sinedrio che giustiziava una persona in settant’anni veniva definito “distruttore”.¹³
I requisiti probatori erano estremamente rigidi:
– due testimoni diretti
– preavviso
– consapevolezza del reato.
La pena di morte non viene abolita dalla Torah, ma resa praticamente inapplicabile.
La misericordia non abroga la legge.
Protegge la vita.
Nella Kabbalah lurianica, la misericordia assume una dimensione cosmica.
Isaac Luria descrive la creazione come un processo:
Tsimtsoum — contrazione
Shevirat haKelim — rottura
Tiqoun — riparazione
La misericordia agisce come una matrice cosmica, uno spazio in cui la realtà può essere riparata.
L’Ari parla addirittura di Ibur (gestazione) per descrivere la trasformazione spirituale.
Il mondo è custodito in un Reḥem divino.
La Shoah rappresenta la domanda più radicale che la teologia ebraica si sia mai vista porre.
Dove erano i ? רחמים
Alcuni pensatori parlano del concetto di Hester Panim — il nascondersi del volto divino.
¹⁴«ואנכי הסתר אסתיר פני ביום ההוא»
La Provvidenza non è assente, ma velata.
Il Rav Soloveitchik sottolinea la continuità dell’alleanza: la misericordia si manifesta nella sopravvivenza di Israele.
La tradizione rabbinica mantiene una posizione di cautela:
Alcune sofferenze vanno oltre la comprensione umana.
L’ebraismo sviluppa una concezione particolare della misericordia.
Cristianesimo
→ grazia redentrice
Islam
→ misericordia sovrana di Dio
Buddismo
→ compassione universale senza Dio
Ebraismo
→ misericordia legata a un’alleanza e a una responsabilità morale.
Dio perdona perché l’uomo torna a Lui.
Una teologia della responsabilità e della speranza.
L’ebraismo non elimina mai la tensione tra giustizia e misericordia.
Propone una dialettica viva:
La giustizia è alla base dell’ordine morale.
La misericordia permette al mondo di sopravvivere.
La teshuvah trasforma la colpa.
L’uomo è chiamato a incarnare questo equilibrio.
רחמים non è debolezza.
È la capacità divina di sostenere l’umanità nonostante le sue imperfezioni.
Come il grembo protegge l’embrione prima della nascita, la misericordia divina crea uno spazio dove la vita può ancora nascere.
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Redazione :
Rav. Haïm Bendao
Jacob Nabet
Michel Canizares
Jason Azoulay
Ariel Corentin
Zalman Bendao
Anne Bonich
Anne Berger
Maurice Jabes